14 ottobre 2014

L'aquila e il pollo fritto, di Vittorio Zucconi

L'aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo l'America, di Vittorio Zucconi

Anno di prima pubblicazione: 2008

Edito da: Mondadori

Voto: 6,5/10

Pagg.: 309

___

Per un giornalista come Zucconi, che ha girato il mondo ed è stato, per lungo tempo, corrispondente dagli Stati Uniti, non deve essere stato sicuramente difficile comporre un libro pot-pourri come questo, che raccoglie articoli e reportage scritti nel tempo.

E non deve essere neanche stato difficile pensare ad un sintetico (quanto scontato) fattor comune che legasse gli stessi, così da permetterne una coesa pubblicazione editoriale: l’America, rectius gli Stati Uniti, di cui si scrive, con cadenza periodica, tutto e il contrario di tutto.
Un Paese amato oppure odiato, senza vie di mezzo, come peraltro ci viene ricordato fin dal sottotitolo.
Zucconi espone i lati negativi dell’american way of life e quelli positivi, i quali ultimi, secondo il suo personale bilancio, superano alla fine i primi, fino ad averlo spinto alla decisione di diventare cittadino americano e di far crescere i propri figli nella “Land of the free” nonché “Home of the brave”.
Una scelta che l’Autore ostenta a più riprese, talvolta con malcelata spocchia, ma che sembra rimettere ideologicamente in discussione quando parla positivamente (peraltro raramente) del suo Paese di origine: trasuda un po’ di incoerenza questo sono fiero di essere americano, ma per le cose positive sono fiero di essere italiano.
Ma probabilmente la mia è tutta invidia.
Per carità, il libro è ben scritto e coinvolgente (per coloro a cui piace lo stile giornalistico e da reportage) ma non è nulla di più, per l’appunto, di una raccolta di articoli, a tratti peraltro un tantino disorganica.
Si spazia dalla Storia alle storie: dall’America delle origini (a cominciare dall’origine di quel nome che probabilmente non tutti sanno essere così controversa), dalle biografie agiografiche di ex presidenti (JFK, Lincoln, Reagan, Carter), a quelle un po’ più impietose e caustiche (Bush jr., Clinton), fino ad arrivare all’attualità (il libro è del 2008), con la corsa alla presidenza di quel senatore nero di Chicago che affascinò il mondo (e dunque anche Zucconi, che ne parla diffusamente).
Dalle storie di grandi quanto (relativamente) ignoti inventori americani (Yale, quello della chiave che utilizziamo per aprire le nostre serrature), a quelle di grandi (ma concreti) sognatori (Lindbergh) o di celeberrimi criminali italo-americani (Al Capone).
Non mancano momenti emotivamente coinvolgenti, come nel resoconto della tragedia dello Space Shuttle Columbia, o nel ricordo, che spesso ritorna tra le pagine, di quel fatidico 11 settembre 2001, giorno che cambiò la storia del Pianeta, ma prima di tutto degli USA stessi.
Tutto sommato è comunque una discreta lettura, sufficientemente spezzettata per essere apprezzata da pendolari e da chiunque sia alla ricerca di libri leggeri ma interessanti, che sappiano insegnare qualcosa di nuovo o farci ricordare qualcosa di cui abbiamo perso memoria.

Nessun commento: