25 agosto 2014

Pot-pourri, di Voltaire

Pot-pourri, di Voltaire (François-Marie Arouet)

Anno di prima pubblicazione: 1761 - 1775

Edito da: Feltrinelli

Voto: 7,5/10

Pagg.: 268

Traduttore: Lorenzo Bianchi

___

Pot-pourri raccoglie tredici racconti filosofici di Voltaire, genere nel quale il grande pensatore parigino eccelse, mischiando narrativa e filosofia.

Nei racconti si trattano soprattutto temi religiosi, in una chiave razionale e critica: il filosofo di Ferney critica pesantemente, da un lato, la Chiesa cattolica e le confessioni religiose in generale (la prima aspramente definita “l'infame”), salvando soltanto l'anglicanesimo; critica l'ottimismo leibniziano, l'ateismo e il fanatismo (quest'ultimo ritenuto il peggiore di tutti); ma insieme propugna un forte ideale di tolleranza ed espone la sua personale idea religiosa del teismo, che presuppone l'esistenza di un'intelligenza superiore (abbracciando in ciò le teorie di Spinoza), anche ai fini strettamente utilitaristici di una quiete sociale che si trasformerebbe invece in caos qualora trionfassero le ideologie di chi non riconosce l'esistenza di Dio.
Basta ciò per capire che siamo ancora nella Francia dell'Ancien Regime: lo spettro della Rivoluzione Francese e dei suoi eccessi è ben lontano.
Teismo e giusnaturalismo: “-Il mio Dio è là- e mostrò il cielo, - La mia legge è qui dentro- e mise la mano sul cuore”.
Credere in un Dio ma non nell'anima: “Sono convinto che se un pavone potesse parlare, si vanterebbe di avere un'anima e direbbe che la sua anima è nella coda”.
I racconti che compongono Pot-pourri variano, in estensione, dalle poche pagine, senza che perdano per questo in incisività (vedi ad esempio la “Storia di un buon brahmano”), a quelli di più ampio respiro, come la “Storia di Jenny”, che tratta approfonditamente il tema dell'ateismo, del fanatismo e del teismo, utilizzando altresì lo strumento del dialogo; probabilmente il più bel racconto della raccolta.
Ne “Il bianco e il nero” Voltaire affronta il tema del male, una delle sue ossessioni nella comprensione del mondo, esplorando le argomentazioni del manicheismo (che non vengono apparentemente né criticate né appoggiate), ma bocciando invece senza appello l'ottimismo leibniziano del “migliore dei mondi possibili”.
In “Jeannot e Colin” il grande pensatore, ormai trasferitosi vicino a Ginevra, critica la vita parigina e la corruzione morale derivante dalle ricchezze (pur senza mai criticare tout court l'arricchimento - e in ciò ponendosi agli antipodi del suo avversario Rousseau); appoggia le virtù sincere che solo l'amicizia può far conoscere.
Il racconto che dà il nome all'intera raccolta è invece una sconnessa parodia del Cristianesimo, mediante l'utilizzo della maschera di Pulcinella (così come una parodia dei resoconti biblici è il meno pungente “Il toro bianco”).
In “Avventura della memoria” troviamo un vero e proprio sbeffeggiamento della teoria cartesiana delle idee innate: l'esperienza umana è data dai cinque sensi e dalla capacità di averne memoria; nell'uomo solo gli istinti più barbari e brutali sono innati.
In generale i racconti di Pot-pourri nascondono, dietro un'apparente leggerezza e una sagace ironia, spazi di riflessione enormi e soprattutto accessibili ai più, come del resto era intenzione del filosofo parigino, il quale pur pensando che il “genere umano pensante” costituisse “la centomillesima parte del genere umano tutt'al più”, lascia trasparire una velata ambizione educativa nei confronti di coloro che erano ottusamente assuefatti alla superstizione.

Nessun commento: